Quando
nasce e chi lo crea?
Diabolik nasce nel novembre del 1962 dalla penna di Angela e Luciana Giussani. Distribuito inizialmente in una tiratura assai limitata, con
il passare dei mesi conquistò un numero di lettori sempre crescente,
arrivando a diventare, negli anni successivi, un vero e proprio fenomeno
di costume, studiato da sociologi ed esperti di comunicazione. Debitore
dei romanzi francesi di avventura (le analogie più evidenti sono con la
saga di Fantomas), Diabolik è stato il precursore del fenomeno dei
"fumetti neri", che esploderà completamente nel 1964, quando un numero
incredibile di epigoni (alcuni, come Kriminal e Satanik, anche
fortunati), tenteranno di farsi strada nell'immaginario fumettistico.
Diabolik viene pubblicato ancora oggi, con periodicità mensile.
Diabolik:
Diabolik, il cui volto è stato modellato sulle sembianze dell'attore
Robert Taylor, è un misterioso criminale che imperversa nella ricca
città di Clerville.
Le parodie di Diabolik hanno avuto grande fortuna: Cattivik e Paperinik
sono ormai personaggi celebri almeno quanto l'inafferrabile criminale.
Temuto dalla polizia, ma anche dalla malavita stessa, Diabolik nasconde,
sotto l'inseparabile calzamaglia, una personalità brillante e geniale,
attratta soprattutto dalla componente di sfida insita in ogni colpo che
mette a segno. Tratteggiato inizialmente come un personaggio privo di
scrupoli (in un episodio non esita a far esplodere una nave per essere
sicuro di uccidere un passeggero), il Re del Terrore (come viene
chiamato a Clerville) evolve tuttavia piuttosto rapidamente verso una
dimensione più sfumata: da incarnazione dell'amoralità si trasforma in
un uomo regolato da un rigido codice etico, che lo porta ad essere, pur
rimanendo un criminale, un personaggio spesso positivo, o comunque molto
migliore dei tanti

Eva Kant:
Ma Diabolik nulla sarebbe senza Eva Kant. Diversi studi sul personaggio
sono arrivati alla medesima conclusione: il segreto della longevità del
successo di Diabolik è la presenza di una controparte femminile
affascinante e determinata come Eva. Vedova di Lord Antony Kant, Eva
conosce Diabolik quando lo coglie con le mani nel sacco mentre tenta di
rubarle un anello: tra i due è subito colpo di fulmine, il preludio ad
un amore che ancora oggi pare indistruttibile. Anche Eva ha subito
un'evoluzione notevole: i primi episodi la rappresentavano come una
donna impaurita e spaventata, quasi succube di Diabolik; con gli anni,
tuttavia, il personaggio si è emancipato, divenendo un prezioso aiuto
per il suo compagno, che ha spesso e volentieri tirato fuori da
situazioni assai complesse.
Ginko:
L'ispettore Ginko è per Diabolik molto più di un semplice nemico:
intelligente, determinato e integerrimo, è quasi un doppio in positivo
del re del terrore. Ginko ha fatto della caccia a Diabolik la sua
ragione di vita, arrivando talvolta assai vicino alla meta. Sebbene i
due si trovino su fronti opposti, il loro rapporto è basato su una
profonda e vicendevole stima: prova di questo sono le numerose occasioni
in cui Diabolik, pur avendo l'occasione di eliminare il suo più
pericoloso avversario, ha preferito risparmiargli la vita. Ginko è un
perdente, ma un perdente di classe, una maschera che riesce, nonostante
le centinaia di sconfitte accumulate, ad essere ancora oggi convincente.

Altea:
Duchessa di Vallemberg e molto ricca, Altea è la fidanzata ufficiale di
Ginko e si rivela essere una donna molto fedele, ma nello stesso molto
gelosa: basta andare a leggersi i numeri 11 e 12 (rispettivamente
"Trappola per Ginko" e "La rivale di Altea") anno XL (gli unici due
numeri ad aver un "Continua" come scritta finale, al posto di "Fine
episodio") per rendersi conto della gelosia, in parte fondata, delle
duchessa nei confronti di Anna, una poliziotta amica di Ginko, con il
quale si trova da sola, rinchiusa in una cella in un rifugio di Diabolik.
E' molto simile nel carattere al fidanzato, che, come il suo rivale,
farebbe di tutto pur di salvarla ("Il grande ricatto" DK 22,1964,
episodio in cui Altea compare per la prima volta) ed inoltre è
intelligente e a perfino lavorato con Ginko in alcune operazioni
poliziesche.
DIABOLIK
C’è anche chi ha contato tutti i morti ammazzati nella sua carriera
criminale (circa 1.100, il 32% delle quali pugnalati), e chi ha
quantificato l’entità delle rapine (due miliardi di euro, la maggior
parte in oro e gioielli, al netto di opere d’arte «inestimabili»).
Swisss. Diabolik entrò in scena, silenzioso come il sibilo del suo
pugnale, un nebbiosissimo e grigio inizio di novembre - i giorni dei
morti - del 1962, un mese dopo lo schianto di Enrico Mattei nelle
campagne di Bascapè e uno prima del collaudo della linea 1 della
metropolitana milanese. Un fumetto rivoluzionario e ribelle come il suo
protagonista negativo, capobanda di una lunga serie di «eroi in nero»,
tutti marchiati nel nome con una rigorosa K, da Kriminal a Satanik, che
avrebbero da lì a poco infestato le italiche letture. Il primo numero
dell’allora bimestrale Diabolik - titolo: «Il Re del Terrore», oggi un
cult - apparve nelle edicole in poche migliaia di copie (quasi solo nel
Nord e quasi solo nelle stazioni ferroviarie). Oggi, 45 anni dopo, gli
albi totali venduti superano i 150 milioni, con una media annua di tre
milioni fra nuovi numeri, speciali e ristampe. È l’unico grande fumetto
nostrano (insieme al vecchio Tex) che ha passato indenne il giro del
secolo ed è diventato un fenomeno sociale sconfinando dal fumetto al
cinema, al romanzo, le figurine, le canzoni, la pubblicità, i
videogame... Era nato per essere letto in treno dai pendolari e sotto il
banco dagli studenti: è diventato una meravigliosa icona pop.
Come ogni (anti)eroe che si rispetti, Diabolik nella fiction non ha
madre né padre, solo un’amante fedelissima (la blondissima Eva) e un
acerrimo nemico (l’alter ego Ginko, anche lui con quella dannata,
fortunatissima K...), ma nella realtà di madre ne ha (ahinoi: ne ebbe)
addirittura due: bellissime (entrambe con un passato di modelle,
sportivissime, eleganti), protagoniste del jet set europeo (le grandi
capitali, la Côte d’Azur di tanti diabolici inseguimenti e di Grace
Kelly così somigliante a Lady Kant...), indipendenti e anticonformiste
(la maggiore delle due fu tra le pochissime donne in Italia ad avere la
patente negli anni Quaranta e un brevetto di volo nei Cinquanta),
soprattutto editrici e sceneggiatrici ben poco in sintonia con lo
spirito dell’Italietta religiosamente Dc pur portando il cognome - ma è
solo un’omonimia - di uno dei più grandi spiriti religiosi del secolo:
Giussani. Di nome invece facevano Angela, la più grande, e Luciana, la
minore, ovvero Le Regine del Terrore come da titolo del libro di Davide
Barzi scritto con l’aiuto di Tito Faraci e da poco pubblicato dalle
Edizioni BD (pagg. 224, euro 13) che ripercorre l’avventura delle due
ragazze della Milano bene che inventarono Diabolik.
La Milano bene delle Suore Marcelline di piazza Tommaseo, dove studiano
Angela e Luciana, rampolle della florida borghesia meneghina; la Milano
capitale del boom di iniziative editoriali del dopoguerra dove nasce la
casa editrice Astorina che pubblica le avventure del ladro dagli occhi
di ghiaccio («lui» fu disegnato pensando all’attore Robert Taylor); la
Milano operosa e discreta che si vedeva dagli uffici delle due Giussani
(e di Gino Sansoni, marito di Angela) che si affacciava su piazzale
Cadorna. È lì, guardando il flusso di pendolari che Angela e Luciana -
così narra la leggenda - ebbero l’idea di un fumetto dalle storie
coinvolgenti e dal formato pratico, 12x17, che tenesse occupato un
lettore giusto il tempo del viaggio Saronno-Milano a/r...
Attraverso idee geniali (quella di calare nel feuilletton un criminale
in calzamaglia nera, un po’ Fontomas un po’ Arsenio Lupin), sequestri e
processi (il «genio del Male» scandalizzò pretori e parlamentari
dell’Italia benpensante) e una concorrenza spietata, Diabolik ha
percorso storia e costumi di mezzo secolo. Sopravvissuto alle sue due
madri - Angela è morta nell’87, Luciana sei anni fa - e schieratosi,
purtroppo, dalla parte del politically correct (da tempo usa solo aghi
narcotizzanti, non uccide più poliziotti e si commuove per gli animali
vivisezionati...), il Re del Terrore ha retto il passo con i tempi e con
le mode, dimostrando di essere qualcosa più di un fumetto. È stato una
«figura», prima della trasgressione e poi della conservazione. Come le
età dei suoi milioni di lettori, incendiari a quindici anni, pompieri a
cinquanta. Ma sempre in formissima.
Serie: Diabolik
A partire dal quarto anno, la serie ricomincia la numerazione da uno
ogni anno. Per convenzione i primi tre anni di pubblicazione vengono
comunemente chiamati "la Prima Serie" e il quarto anno "la Seconda
Serie". A partire dal quinto anno ci riferisce ad essi indicando
l'annata in numeri romani, come riportata nelle copertine degli albi
(Anno V, VI, VII, ecc.).